14 giugno 2026
Dal nulla Dio crea l’Uomo… Dal peccato Dio fa fiorire la Grazia e inizia la salvezza… Dal dubbio e dalla paura della condizione umana, Dio dona la fede e la luce a Nicodemo.
Dal nulla Dio crea l’Uomo… Dal peccato Dio fa fiorire la Grazia e inizia la salvezza… Dal dubbio e dalla paura della condizione umana, Dio dona la fede e la luce a Nicodemo.
Il segno del pane Il grande stupore che prende davanti all’Eucaristia è la semplicità del segno: un po’ di pane e un calice di vino. Stupisce che la grandezza di Dio si renda presente in segni così poveri come sono il pane e il vino. Perché il Signore ha scelto di essere fra di noi nel segno del pane consacrato? Il pane dice della fame che l’uomo si porta dentro… fame grande: fame di senso, di pace, di giustizia, di amore, di dignità, di speranza, di fiducia.
Ecco chi è e cosa fa la Trinità: è una presenza di amore, è la certezza che non siamo soli, che qualcuno ci precede e ci accompagna, che illumina il nostro cammino e ci aiuta a realizzare la nostra personale vocazione e tutto semplicemente per fede. Padre Raniero Cantalamessa così si esprime riguardo alla SS.ma Trinità: “C’è qualcosa di più beato che possiamo fare nei riguardi della Trinità che contemplarla e imitarla: entrare in essa!
Lo Spirito è pienezza. Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.
Perché a volte non siamo felici? Che cosa o chi ci impedisce di essere contenti? E alla luce del Vangelo di oggi: perché quei due discepoli sono tristi, tormentandosi a vicenda con quel verbo drammaticamente declinato al passato… speravamo che fosse Lui. Questi due uomini, discepoli, hanno amato Gesù ma ora il loro amore è come annebbiato dalla delusione a cui hanno dato piena cittadinanza nella loro vita, al punto che quando Gesù si accosta a loro non lo riconoscono.
Gesù promette lo Spirito… il Paràclito che significa letteralmente colui che sta accanto… bella questa immagine… Lo Spirito mi sta accanto, non siamo soli. Ai discepoli e a noi Gesù chiede solo una cosa: affidarci allo Spirito: riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, seguirlo.
Accogliere, osservare, venire, prendere dimora… tutti verbi che sono voce dell’unico verbo: amare. L’amore è sempre una faccenda concreta, ha a che fare con la vita, quella reale… Amare a parole non solo conta poco ma risulta anche offensivo. L’amore è sempre una questione di fatti e mai di apparenze.
Gesù disse ai farisei: io sono il buon pastore. Mai come in questo momento difficile abbiamo bisogno che qualcuno ci dica: sono il buon pastore, per te, per la tua famiglia, per la tua comunità cristiana, per questa società e voglio proteggerti e custodirti. Al mercenario invece non importa niente delle pecore, perché non le conosce, per lui sono solo possibile motivo di disonesto guadagno, il pastore invece darebbe anche la vita per le sue pecore, perché le conosce.
Proviamo ad immaginare l’emozione di Giovanni quel giorno… Vede Gesù e lo vede venire proprio verso di lui… E adesso cosa gli dico, e poi cosa faccio? E allora ecco quel dito puntato ad indicare e richiamare l’attenzione e quella voce di Giovanni che dice, che grida: non lo conoscevo, ma è per Lui, è per Gesù, che io sono nato e ho vissuto
C’è una chiusura fisica, ma c’è anche una chiusura del cuore… Sono chiuse le porte del Cenacolo… Ma sono chiuse anche le porte dei cuori dei discepoli. Una porta chiusa rifiuta l’incontro, non esprime accoglienza e attesa, ma rifiuto e sospetto; un cuore chiuso rifiuta il confronto, si esclude dalla possibilità di amare, e alimenta solo amarezza, dubbio, e tristezza.…