23 agosto 2026
Domenica che precede il martirio del Battista
A Dio… A Cesare…
Allo scopo di “coglierlo in fallo nel discorso” (v.13), alcuni farisei ed erodiani pongono a Gesù una questione cruciale del tempo: “E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?” (v.17). La Palestina era diventata dal 63 a.Cr. una provincia dell’impero romano e gli occupanti avevano imposto un pesante regime fiscale, costituito da un’imposta fondiaria per i proprietari di terre ed edifici, nonché una tassa personale sulla ricchezza mobile: è a quest’ultima che si riferisce il quesito posto al Nazareno, visto che ogni giudeo adulto e attivo doveva versare all’erario imperiale il “tributum capitis”, nella misura di un denaro cadauno, che allora era mediamente la paga giornaliera di un operaio (cfr. Matteo 20,2). Farisei ed erodiani dapprima elogiano ipocritamente Gesù per la sua indipendenza e libertà di pensiero e poi gli pongono l’interrogativo, ma con l’evidente intenzione di farlo cadere in un tranello. Infatti, se egli avesse dato una risposta affermativa, sarebbe stato bollato come cattivo patriota, “collaborazionista” e nemico delle tradizioni dei giudei, e si sarebbe alienato il popolo. Se invece avesse dato risposta negativa, lo avrebbero denunciato alle autorità romane come agitatore politico, ribelle e sovvertitore, avendo così un valido appiglio per farlo condannare. Era un dilemma dal quale sembrava non esserci scampo. Ma non è così per il Messia, che non solo evita il tranello, ma impartisce un’alta lezione di comportamento civile e religioso.
p.Luca