9 agosto 2026
UNDICESIMA DOPO PENTECOSTE

IL DISCEPOLO È UMILE, FIDUCIOSO E PRUDENTE.

In questa XI Domenica dopo Pentecoste, Gesù parla ai suoi discepoli e li mette in guardia sulla difficoltà ma anche sulla gioia dell’essere annunciatori del Vangelo. Tutte e tre le letture ci offrono gli ingredienti essenziali per maturare in noi quegli atteggiamenti che ci permetteranno di essere buoni discepoli che annunciano e vivono il Vangelo.
Fare nostra l’umiltà di Dio. Elìa cerca e trova Dio non nel rumore, nel terremoto o nel fuoco… ma in una brezza leggera, in un venticello quasi impercettibile… Il discepolo, come Dio, non si impone con la forza ma si propone con la delicatezza e il rispetto di Dio che bussa alla porta del cuore dell’uomo e attende di essere accolto. Quando sono debole non devo temere me stesso e restare in balìa dei miei limiti, ma continuare ad avere fiducia in Dio… Come si dice che Dio scrive diritto anche sulle righe storte; come canta Maria che Dio ha compiuto in lei grandi cose seppur così piccola e sconosciuta… Così Dio in me e attraverso di me può raggiungere tanti uomini e donne in attesa di una Parola che riaccenda in loro la speranza e li stimoli a vedere il nuovo anche dopo un momento di profonda debolezza e fragilità… Essere prudenti e semplici. La prudenza non è mai troppa e la semplicità non è mai scontata. Essere prudenti significa avere cura, prestare attenzione, essere vigilanti e non superficiali e spavaldi: la prudenza non rincorre i pensieri selvaggi e a volte indomabili della mente, ma custodisce la sapienza paziente del meditare e del riflettere. Essere prudenti significa sapere discernere per cogliere dove sta il bene e riconoscere il male che incombe per affrontarlo e vincerlo.

p.Luca

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