23 agosto 2026
A Dio… A Cesare… Allo scopo di "coglierlo in fallo nel discorso" (v.13), alcuni farisei ed erodiani pongono a Gesù una questione cruciale del tempo: "E' lecito o no pagare il tributo a Cesare?" (v.17).
A Dio… A Cesare… Allo scopo di "coglierlo in fallo nel discorso" (v.13), alcuni farisei ed erodiani pongono a Gesù una questione cruciale del tempo: "E' lecito o no pagare il tributo a Cesare?" (v.17).
PERCHÈ TROPPO SPESSO NON SIAMO MAI CONTENTI? Il popolo di Israele è un popolo dalla dura cervice che non ascolta i profeti e anzi li disprezza, ma il Signore rimane fedele e trova sempre modo per correggere. Paolo esorta a vivere la fede non come etichetta, ma come identità.. Ai tempi di Gesù i suoi contemporanei sono incapaci di ricevere il messaggio e molto spesso impediscono alla sua Parola di trovare terreno buono per portare frutto.
IL DISCEPOLO È UMILE, FIDUCIOSO E PRUDENTE. In questa XI Domenica dopo Pentecoste, Gesù parla ai suoi discepoli e li mette in guardia sulla difficoltà ma anche sulla gioia dell’essere annunciatori del Vangelo. Tutte e tre le letture ci offrono gli ingredienti essenziali per maturare in noi quegli atteggiamenti che ci permetteranno di essere buoni discepoli che annunciano e vivono il Vangelo.
Il fascino del molto o l'essenziale del poco? Gesù è l'uomo dei piccoli numeri. Allo sguardo di Gesù non è sfuggito il gesto della vedova con i pochi spiccioli gettati nel Tesoro. Una somma modesta che certo non mutava in modo significativo il bilancio del Tempio. Ma quel gesto che fa meno rumore lascia un segno, e dà inizio ad una nuova prospettiva di vita: il fascino del molto o l'essenziale del poco?
Dio non ci vuole perfetti, ma pentiti. Gesù è stato conquistato dalla fede del paralitico e dall’azzardo dei suoi accompagnatori, pronti a tutto per il loro amico. Il pentimento sincero che genera il perdono, nasce dalla fiducia e dall’amore. Gesù un giorno dichiarò per una donna peccatrice pentita: “Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha amato molto” (Lc 7,47). A Pietro che aveva tradito, Gesù chiese: “Mi ami più di costoro?” (Gv 21,15).
Il Dio in cui noi crediamo, è un Dio che chiama... È così da sempre, fin dall’inizio, fino ad oggi. Dio chiama perché non è un asociale diremmo oggi, non è uno che se ne sta chiuso nel suo spazio divino a manovrare le sorti del suo popolo, non si culla in una assoluta indipendenza e autonomia rispetto all’uomo... È Dio, ma non dimentica di essere anche Padre. Dio ci chiama, Dio ci cerca, Dio ci chiede di collaborare con Lui, Dio ci salva e non lo fa senza di noi... Ecco la grandezza di Dio: Onnipotente e Padre, vicino a noi, in cerca di noi, perché vuole costruire qualcosa di nuovo con noi.
“Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Come a dire: ci sarà posto anche per me? La domanda non è di pura curiosità, poiché la salvezza è un tema serio per tutti. Se Gesù avesse risposto che sono pochi quelli che si salvano, forse ci saremmo scoraggiati… Se invece avesse detto che sono molti i salvati, forse ci saremmo preoccupati poco o nulla, tanto tra i salvati potevamo entrare anche noi.
Gesù dice ai discepoli: beati voi, ma anche guai a voi… Beati voi: è una promessa, una certezza che solo Dio può dare in pienezza e gratuitamente; è una presenza che conforta nel momento della fatica; che illumina nel momento del buio; che non ti fa sentire solo nei momenti più difficili…
Potremmo intitolare questa Domenica: la domenica della fede audace che si interroga e che si mette in cammino… La fede di Abramo, la fede di quei giovani che incontrano Gesù e la fede di Gesù stesso. Se dovessimo anche paragonare la nostra fede ad una immagine della natura potremmo dire che la fede è come un torrente in corsa, dove l’acqua scorre veloce, e non come uno stagno di acqua ferma.
Lasciarsi guidare dallo Spirito, camminare secondo lo Spirito come ci ha detto san Paolo, vuol dire avere chiaro dove vogliamo andare e chi vogliamo essere, significa dare senso al mio, al nostro vivere: non si vive senza una meta da raggiungere, senza un senso da dare a quello che viviamo.