24 maggio 2026
Lo Spirito è pienezza. Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.
Lo Spirito è pienezza. Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.
Perché a volte non siamo felici? Che cosa o chi ci impedisce di essere contenti? E alla luce del Vangelo di oggi: perché quei due discepoli sono tristi, tormentandosi a vicenda con quel verbo drammaticamente declinato al passato… speravamo che fosse Lui. Questi due uomini, discepoli, hanno amato Gesù ma ora il loro amore è come annebbiato dalla delusione a cui hanno dato piena cittadinanza nella loro vita, al punto che quando Gesù si accosta a loro non lo riconoscono.
Gesù promette lo Spirito… il Paràclito che significa letteralmente colui che sta accanto… bella questa immagine… Lo Spirito mi sta accanto, non siamo soli. Ai discepoli e a noi Gesù chiede solo una cosa: affidarci allo Spirito: riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, seguirlo.
Accogliere, osservare, venire, prendere dimora… tutti verbi che sono voce dell’unico verbo: amare. L’amore è sempre una faccenda concreta, ha a che fare con la vita, quella reale… Amare a parole non solo conta poco ma risulta anche offensivo. L’amore è sempre una questione di fatti e mai di apparenze.
Gesù disse ai farisei: io sono il buon pastore. Mai come in questo momento difficile abbiamo bisogno che qualcuno ci dica: sono il buon pastore, per te, per la tua famiglia, per la tua comunità cristiana, per questa società e voglio proteggerti e custodirti. Al mercenario invece non importa niente delle pecore, perché non le conosce, per lui sono solo possibile motivo di disonesto guadagno, il pastore invece darebbe anche la vita per le sue pecore, perché le conosce.
Proviamo ad immaginare l’emozione di Giovanni quel giorno… Vede Gesù e lo vede venire proprio verso di lui… E adesso cosa gli dico, e poi cosa faccio? E allora ecco quel dito puntato ad indicare e richiamare l’attenzione e quella voce di Giovanni che dice, che grida: non lo conoscevo, ma è per Lui, è per Gesù, che io sono nato e ho vissuto
C’è una chiusura fisica, ma c’è anche una chiusura del cuore… Sono chiuse le porte del Cenacolo… Ma sono chiuse anche le porte dei cuori dei discepoli. Una porta chiusa rifiuta l’incontro, non esprime accoglienza e attesa, ma rifiuto e sospetto; un cuore chiuso rifiuta il confronto, si esclude dalla possibilità di amare, e alimenta solo amarezza, dubbio, e tristezza.…
Al principio di ogni esperienza cristiana c’è un sepolcro vuoto Non c’è un comandamento, non c’è un pensiero teologico, non c’è un sacro rituale. Semplicemente un sepolcro vuoto, un’assenza: Non è qui, è risorto.
LASCIATI AMARE. Gesù dona la sua vita e ci chiede di entrare in relazione con lui, soprattutto in questi giorni della Settimana Santa per capire nel profondo del nostro cuore che cosa ci viene offerto.
LASCIATI AMARE. Gesù ci ama profondamente. Siamo suoi amici e ci rende suoi fratelli. Il segno di Lazzaro era necessario per dirci quanto amore il Signore ha nei nostri confronti e quanto questo amore non lo lasci indifferente, di fronte al nostro dolore e alla nostra sofferenza.