15  settembre 2019
Terza Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

Giudizio e testimonianza. Due parole che forse umanamente facciamo un po’ fatica a conciliare perché il giudizio genera pensieri non sempre positivi sulle persone e sulle cose, e qualche volta è indice di facili conclusioni sulla base solo di sensazioni e di reazioni emotive; la testimonianza invece fa subito pensare a qualcuno che con la vita, e non solo con le parole, rende ragione di qualcosa di bello e di grande che sta vivendo e vuole condividerlo anche con altri, con tutti: ha vissuto qualcosa che lo ha cambiato e vuole che anche altri gioiscano come lui è nella gioia.

Gesù nel Vangelo chiarisce bene il senso di queste due parole: giudizio e testimonianza. Giudica secondo quello che ascolta e non per sensazioni o percezioni vaghe. Ascolta, riflette ed esprime un giudizio con il quale non cerca la sua volontà ma solo quella di chi lo ha mandato: Dio. Gesù è testimone non di un uomo ma di Dio, un testimone visibile e credibile il cui amore non deluderà nessuno, darà e da fastidio a molti, ma non ha mai deluso nessuno. Dove sta la superiorità della testimonianza di Gesù rispetto a Giovanni? Nella credibilità e nell’affidabilità del suo modo di amare. Gesù non mette in atto alcuna testimonianza a partire da sé. Ha una sola preoccupazione: che sia il Padre ad agire in Lui e per Lui: “da me, io non posso fare nulla”.

Non ci resta che guardare a Gesù, con umiltà e fedeltà. Come anche Giovanni Battista aveva compreso, quando Lo indicava ai suoi discepoli chiamandolo l’Agnello di Dio.

p. Luca