16 febbraio 2020
Penultima Domenica dopo l’Epifania

Della “divina clemenza”

La Chiesa, donandoci questo brano evangelico dell’adultera perdonata, ci vuole educare ed invitare ad un cammino di conversione, per incontraci con l’amore di Cristo che, dall’alto della croce, griderà per noi: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc. 23, 34).

Basta condanne, basta giudizi, basta parole pesanti di accusa e di disprezzo. Non se ne può più. Si vive una volta sola e io voglio accumulare solo bene nello zaino del mio cammino quotidiano. Anche io e noi dobbiamo deporre a terra il mio e nostro sasso, quel sasso pronto a volte ad essere scagliato contro quel fratello o sorella che sbaglia, come sbaglio io, nessuno è perfetto. Deponiamo l’ostinazione a non perdonare; deponiamo la critica cattiva e inutile (anche quella che è espressa solo nel mio cuore); deponiamo la presunzione di avere sempre ragione quando esprimiamo un giudizio nei confronti di qualcuno, e rivolgiamoci al Signore non per chiedere giustizia contro i nostri nemici ma per chiedere anche per loro la bontà che Egli usa verso di me, sempre!

La novità del messaggio cristiano consiste nel riconoscere che nessuno è senza peccato e che ognuno può non peccare più; il peccato è il passato dell’uomo, il suo futuro è la grazia divina.

p. Luca