19  gennaio 2020
Seconda Domenica dopo l’Epifania

Il comando che Gesù dà ai servi di riempire le anfore d’acqua dà inizio al segno/miracolo. E i servi eseguono l’ordine e portano tutto ciò che hanno attinto al maestro di tavola; è in questo momento che si configura il segno/miracolo; l’acqua è trasformata in vino sotto gli occhi di colui che sorveglia il buon andamento del banchetto. Il maestro di tavola gusta il vino prodigioso; ne ignora la sua origine, di tutto questo sono consapevoli invece i servi che avevano attinto l’acqua. Questo vino ha un’origine misteriosa, così come sarà l’acqua donata alla samaritana (Gv 4,11) e il pane moltiplicato (Gv 6,5); sono doni che simboleggiano la ricchezza e, per certi aspetti, la misteriosa generosità di Gesù stesso. La gloria di Dio si manifesta in tutta l’attività di Gesù come datore di vita e però raggiunge la sua massima espressione nella croce. Cana è il primo annuncio: lì, infatti, c’è l’attenzione del Signore per l’uomo, la sua tenerezza, il suo accogliere benignamente l’invito di Maria, anche se non è ancora giunta l’ora della croce. Cana è manifestazione della gloria perché conferma l’amore di Dio per l’uomo. La gloria di Dio si manifesta nelle realtà della vita, non sfolgoranti agli occhi del mondo; evidenzia un sovrappiù di amore e di gratuità.

p. Luca