Gli obiettivi di sviluppo del Millennio

Concludiamo l’approfondimento sugli otto obiettivi di sviluppo che le Nazioni Unite, con la Dichiarazione del Millennio, si sono proposte di raggiungere nel 2015. Questa volta si tratta di un forte richiamo alla responsabilità sia per i governi dei paesi ricchi che per i paesi poveri perché lavorino insieme per lo sviluppo umano.

 

Sviluppare una partnership globale per lo sviluppo


Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio riconoscono esplicitamente che si può eliminare la povertà solo attraverso una "partnership globale per lo sviluppo", che veda tutti i Paesi reciprocamente impegnati rispetto a responsabilità specifiche.


E’ difficile immaginare che i paesi più poveri riescano a raggiungere gli Obiettivi 1-7 senza che nei paesi ricchi si verifichino i cambiamenti politici necessari a conseguire l’Obiettivo 8.

I leader dei Paesi poveri si sono impegnati a orientare le proprie nazioni verso gli obiettivi di sviluppo rafforzando il buon governo, le istituzioni e le politiche sociali.
I leader dei Paesi ricchi si sono impegnati ad incrementare qualità e quantità degli aiuti allo sviluppo, ad una più efficace e rapida riduzione del debito estero e a garantire regole commerciali più eque, un maggiore accesso ai mercati e trasferimento di tecnologie verso i Paesi più poveri.
Questi impegni non sono accompagnati da scadenze e obiettivi specifici. Mentre per i primi sette obiettivi esistono scadenze ed azioni quantificabili e verificabili, l’ottavo obiettivo non prevede meccanismi di monitoraggio e scadenze per verificare l'effettivo rispetto da parte dei Paesi ricchi dell'impegno assunto per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

 

Il traguardo


Entro il 2015, i 189 stati membri si sono impegnati ad espletare una serie di interventi di sviluppo, principalmente in quattro aree: cooperazione allo sviluppo, debito estero, commercio internazionale, trasferimento delle tecnologie.

 

1. Maggiore e migliore cooperazione allo sviluppo


I dati (dal Rapporto UNDP - Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo)
• Mai come oggi le nazioni che possono sostenere finanziariamente la cooperazione internazionale sono state così ricche. Nondimeno, destiniamo a chi si trova in condizioni di bisogno meno di quanto facessimo all'inizio degli anni Sessanta: l'attuale paradosso è che 26 dei 31 Paesi più indigenti ricevono oggi solo il 7,6% del totale degli aiuti internazionali: meno di quanto ricevevano nel 1990 (11,9%).
• Basterebbe lo 0,5% del prodotto interno lordo dei 22 paesi più ricchi, circa 100 miliardi di euro l'anno per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio come solennemente promesso nel 2000 da 189 capi di Stato e Governi alle Nazioni Unite.
• In fondo, si tratterebbe di onorare l'impegno preso oltre trent'anni fa dai paesi ricchi (ribadito anche durante la conferenza di Monterrey del 2002) di destinare lo 0,7% del proprio prodotto interno lordo alla cooperazione internazionale.
• Gli attuali impegni sono inferiori di quasi due terzi a questa soglia minima: il livello attuale è solo dello 0,2.
• Fin dai primi anni Novanta e in modo emblematico in occasione del Summit mondiale di Copenhagen nel 1995, i sostenitori di uno sviluppo sostenibile ed attento alle persone chiedono che le politiche sociali, i servizi di base quali l'istruzione, la sanità, l'acqua, possano ricevere almeno il 20% degli investimenti pubblici: in media, si registra ancora solo un investimento del 13,8% delle risorse disponibili.

 

E l’Italia?


• il 92% della popolazione si dice disposto ad aumentare dell'1% le proprie tasse per aiutare i paesi impoveriti;
• la cooperazione è pari allo 0,15% del prodotto interno lordo;
• meno dello 0,1% viene destinato all'istruzione di base;
• solo lo 0,8% a progetti sanitari;
• 220 milioni di euro in aiuti sono vincolati all'acquisto di beni e servizi italiani, proprio mentre uno studio della Banca Mondiale mostra come questo genere di vincoli renda meno efficaci gli aiuti.
• 40 milioni di euro sono destinati alla cooperazione "tecnica" che privilegia l'invio e la retribuzione di esperti dall'Italia.

 

Le necessità


• Destinare lo 0,7% del prodotto interno lordo (come è stato promesso) entro il 2010 (per l’Italia: destinare, come obiettivo intermedio, lo 0,33% entro il 2006 (come sottoscritto a Barcellona e a Monterrey)
• Indirizzare gli aiuti al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio entro il 2007
• Aumentare l’aiuto pubblico allo sviluppo destinato ai Paesi Meno Avanzati (specialmente all’Africa Sub-sahariana) entro il 2007
• Eliminare i vincoli che obbligano i Paesi beneficiari dell’aiuto pubblico all’acquisto di beni e servizi dei Paesi donatori entro il 2007
• Semplificare ed armonizzare le complesse procedure amministrative di erogazione dell’aiuto pubblico che sovraccaricano il lavoro delle istituzioni dei paesi poveri, come concordato nella Dichiarazione sull’Armonizzazione di Roma.

 

2. Riduzione del debito


I dati (dal Rapporto UNDP - Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo)
• Ogni mese i Paesi poveri versano alle banche dei Paesi ricchi per il servizio al debito estero circa 12 miliardi di euro, quanto basterebbe a garantire a tutti i bambini e le bambine l'istruzione elementare.
• L'UNICEF stima che le politiche di "aggiustamento strutturale" per garantire la restituzione degli interessi sui debiti provochino ogni anno la morte di 500.000 bambini.
• Solo una progressiva cancellazione dei debiti contratti dai Paesi poveri può restituire le condizioni per avviare un processo di sviluppo sociale.
• Rispetto a quanto stimato inizialmente servono iniziative concrete per almeno altri 50 miliardi di euro, molto di più degli attuali piani di stanziamento
• Le iniziative di cancellazione del debito di Paesi poveri hanno interessato 26 Paesi per oltre 60 miliardi di euro. L'elemento più importante è la destinazione delle risorse finanziarie, che finalmente si sono potute investire in programmi in ambito educativo (40%) e sanitario (25%). Mali, Mozambico e Senegal, per fare un esempio, destinano finalmente risorse significative alla lotta all'HIV/AIDS, mentre in Uganda si è quasi raggiunto il traguardo dell'iscrizione alla scuola elementare di tutti i bambini.
• La cancellazione del debito risulta un fondamentale passo avanti solo se si accompagna ad adeguate politiche di sviluppo sociale.

 

E l’Italia?
• In quest'ambito, l'Italia ha approvato la legge 209 del 25 luglio 2000 che presta particolare attenzione alla situazione dei popoli nei paesi debitori, e quindi alla priorità da dare ai bisogni e ai diritti fondamentali delle persone. Questo atto prevede un finanziamento di 6 miliardi di euro da destinare alla riduzione del debito entro il 2006.
Le necessità
• Assicurare una maggiore e più rapida riduzione del debito per i paesi poveri fortemente indebitati entro il 2005.

3. Verso altre relazioni commerciali
I dati (dal Rapporto UNDP - Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo)
• Basterebbe un aumento dell'1% della percentuale di esportazioni a livello mondiale da parte di Africa, Asia e America Latina per consentire a 128 milioni di persone di uscire dalla spirale della povertà. Per limitarci all'Africa, ciò significherebbe entrate per 70 miliardi di euro, cinque volte gli "aiuti" internazionali che vengono oggi concessi al continente.
• Invece di favorire tale processo di autonomia, i Paesi ricchi ostacolano le esportazioni di Africa, Asia e America Latina con dazi che raggiungono il 129% del prezzo dello zucchero (negli Stati Uniti) e addirittura il 162% del prezzo del grano (nell'Unione Europea).
• I Paesi poveri perdono ogni anno a causa di queste barriere doganali oltre 100 miliardi di euro, il doppio di ciò che viene destinato ai tre continenti tramite gli aiuti allo sviluppo.
• Le politiche commerciali dei Paesi ricchi colpiscono in modo particolare proprio i prodotti vitali per i Paesi poveri, soprattutto i prodotti agricoli e quelli dell'industria tessile.
• A questo si aggiunge una politica di sussidi da parte di Stati Uniti ed Unione Europea che ha raggiunto la cifra record di 330 miliardi di euro all'anno: in media, una mucca dell'Unione Europea riceve oltre due euro di sussidi al giorno, un reddito maggiore di quello di metà della popolazione mondiale
• I Paesi ricchi spendono un miliardo di euro di sussidi ogni giorno, producendo un surplus che viene spesso "scaricato" a prezzi inferiori a quelli di costo nei mercati dei paesi più poveri. Queste politiche di sussidi e di dumping di prodotti assistiti, danneggiano i produttori dei Paesi poveri riducendone le entrate di almeno 20 miliardi di euro l'anno.

 

Le necessità
• Eliminare i sussidi alle esportazioni agricole (sussidi che provocano forti distorsioni dei prezzi sul mercato mondiale, diminuiscono la competitività dei produttoti agricoli dei paesi poveri e ne distruggono i mercati locali di auto-sostentamento) entro il 2010
• Ridurre i dazi doganali e le quote di importazione (fissando come limite massimo il 5%) sui prodotti agricoli, tessili e sull’abbigliamento entro il 2007 per assicurare ai produttori dei paesi in via di sviluppo l’accesso ai mercati ricchi.

 

4. Tecnologie: condividere i frutti della conoscenza globale


I dati (dal Rapporto UNDP - Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo)
• Gli accordi TRIPS (trade-related aspect of intellectual property rights) non garantiscono laprotezione dei diritti delle comunità indigene sulle proprie conoscenze tradizionali, spesso brevettate da esterni
• Nell’accordo corrente, i paesi poveri trasferiscono 8 miliardi di dollari all’anno ai paesi ricchi per i diritti di proprietà intellettuale.
• I paesi ricchi devono bilanciare gli accordi attraverso una più efficace protezione ed una remunerazione della conoscenza tradizionale, attraverso un maggior trasferimento delle tecnologie ai paesi poveri
• Attualmente non sono mai state prese concrete misure per trasferire conoscenze e tecnologie ai paesi poveri ali fine di ridurne la povertà

 

Le necessità
• Assicurare il trasferimento di conoscenza e tecnologie dai paesi ricchi ai paesi poveri entro il 2006 (rivedendo l’accordo TRIPS del WTO).

 

a cura di Tata Mapelli


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