Liturgia eucaristica nella Chiesa apostolica armena

La liturgia eucaristica nella Chiesa apostolica armena La Divina liturgia nella Chiesa apostolica armena, non può essere celebrata su uno stesso altare e da uno stesso prete che una sola volta al giorno, sia alla domenica, sempre riservata a Dio, che durante la settimana nei giorni previsti dal calendario liturgico (per principio non vi sono messe nei giorni di digiuno o d’astinenza - 155 giorni all’anno - e non vi è mai la festa di un santo alla domenica).

 

La messa, il più importante e sacro ufficio della liturgia che raccoglie i fedeli, è sempre una messa solenne e cantata, sempre la stessa (non vi sono messe basse, messe pontificali o messe a carattere particolare) quale che sia il giorno o il grado gerarchico dell’officiante, ad esclusione delle letture (vi è sempre la lettura di un brano dei Profeti, degli Apostoli e del Vangelo. Quest’ultimo è letto nella sua totalità durante l’anno e una seconda volta tra Pasqua e Pentecoste) dei canti del giorno e di due versetti di cantici supplementari in occasione delle cinque feste dette dei Tabernacoli (Natale, Pasqua, Trasfigurazione, Assunzione e Santa Croce).

 

All’indomani di queste cinque feste è sempre celebrata una messa dedicata a tutti i defunti e una messa della sera (Vigilia) è ugualmente celebrata alla vigilia di Natale e di Pasqua. Non vi è messa per un matrimonio o per le esequie che hanno ambedue un rito particolare. Il diacono è un intermediario molto importante nella guida della preghiera dei fedeli e nell’incensamento, assai frequente durante l’ufficio divino. La celebrazione che dura circa due ore alla mattina, è, come tutti gli uffici religiosi, in armeno antico (Krapar) molto più vicino all’armeno moderno che non il latino per i francesi.

 

I religiosi eventualmente presenti, assistono alla messa, i dignitari di grado più elevato presiedono l’ufficio e pronunciano il sermone. Non vi sono concelebranti e può avvenire che, seguendo il turno stabilito nelle congregazioni importanti, un religioso non celebri messe per più settimane di seguito. La vestizione sacerdotale, molto importante, avviene in sagrestia con l’aiuto del diacono. l’officiante secolare o regolare (secolare è un religioso maritato, regolare un religioso celibe) indossa un grande camice, una grande stola (per il vescovo: grande stola crociata e mitra al posto del copricapo), manipolo, cintura, piviale, copricapo sormontato da una croce e pianelle (come anche i chierici perché non si sale l’altare con le scarpe). Prima di salire all’altare il celebrante si confessa pubblicamente, domanda perdono per i suoi peccati e impartisce un’assoluzione generale, poi, dopo aver preparato le sue offerte sull’altare, ridiscende e fa il giro della chiesa (prima di iniziare la celebrazione) per salutare e annunciare a tutti i presenti che egli si ricorderà di loro al momento di consacrare l’Ostia e il Vino davanti al santo Agnello di Dio.

 

L’Ostia è fatta con pasta di farina di grano cotta senza lievito, non fermentata, preparata per l’officiante poco prima della messa, di forma circolare e con il bordo orlato, di circa sei centimetri di diametro e dai due ai tre millimetri di spessore, stampigliata in una forma scolpita nel legno che rappresenta Cristo sulla croce e simboli diversi (spiga di grano, vigna, ecc.). Essa è sempre unica ma più o meno grande a seconda del previsto numero di comunicandi. Il vino utilizzato è puro, il calice deve essere fatto con metallo inossidabile. In piedi davanti all’altare il comunicante riceve dal prete, direttamente sulla lingua, una particella di questa unica Ostia, che è stata intinta nel vino consacrato. Il digiuno della veglia è obbligatorio per ricevere l’eucaristia che non è mai data in mano. Le donne devono avere il capo coperto.

 

Delle particole consacrate sono conservate in un piccolo contenitore che l’officiante conserva su di sé, come pure in un altra piccola scatola posta in una nicchia laterale del coro o dell’altare (queste particole d’Ostia sono destinate ai malati gravi che non possono muoversi, a persone che devono partire improvvisamente per lunghi viaggi, ai neo battezzati che ricevono lo stesso giorno del battesimo, la confermazione e la comunione). Non vi è ciborio né tabernacolo, né lampada rossa che indica la presenza del Santo Sacramento, ma è sempre accesa una lampada a olio. La transustanziazione non è ammessa sotto la sua forma corporale. All’uscita dalla messa viene distribuito a tutti i fedeli del pane benedetto, sotto forma di piccoli bocconi di focaccia azzima come simbolo del pasto comune. La Penitenza, o confessione, (o riconciliazione) avviene in gruppo. Essa può essere generale ed effettuata prima della messa, o, più frequentemente, poco prima della comunione in un’abside della chiesa. Il confessore enumera, dopo una preghiera generale che esprime il dolore, una serie di peccati principali nei quali ciascuno può riconoscere i propri, poi dopo un breve lasso di tempo per permettere il pentimento, egli dà l’assoluzione, obbligatoria prima di ogni comunione.

 

E’ abitualmente consigliato di comunicarsi nei periodi delle cinque grandi feste, citate in precedenza, nel corso delle settimane di preparazione al matrimonio o in altre occasioni. Il rituale della messa è relativamente simile alla grande messa cantata cattolica prima del Vaticano II, e comprende più tempi successivi: vestizione, offerta, messa dei catecumeni (il Credo recitato a mani giunte è quello del Concilio di Nicea-Costantinopoli), messa dei fedeli, consacrazione, comunione, benedizione e saluto. La forma abituale della Chiesa è rettangolare con al centro una croce quadrata. Il coro disposto a oriente, è sopraelevato davanti un muro concavo sormontato da mezza volta che simbolizza il cielo e con due scale d’accesso laterali. L’altare è in pietra o in marmo consacrato con il santo crisma come la chiesa, e in generale spostato in avanti dal fondo per potervi girare intorno.

 

Non racchiude reliquie. Spesso è sormontato da un piccolo portico. Dietro ha spesso una pia rappresentazione, che cambia durante i vari periodi dell’anno e rappresenta la Natività, la Resurrezione o la Vergine con il bambino Gesù. Vi si trovano anche una semplice croce e dei candelieri. Una grande tenda cela la vista dell’altare durante la preparazione delle offerte, quando vengono tolti gli ornamenti particolari durante una messa dei fedeli celebrata dal vescovo, tra il momento della presentazione del calice e la comunione, quando vengono rimessi gli ornamenti al vescovo, e durante tutte le messe del periodo di Quaresima in segno di penitenza (la tenda verrà ufficialmente riaperta solamente alla domenica delle Palme).

 

Kégham Torossian


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